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Liceo Talete, alle femmine solo il 30% dei posti: è polemica sulla classe con indirizzo "matematico"

L'istituto di Prati nella bufera dopo la circolare sui criteri di selezione per accedere alla prima liceo matematico

Impossibile effettuare la prova in presenza a causa delle restrizioni previste per arginare i contagi da Coronavirus, così al Liceo Talete la selezione per accedere alla classe I M del percorso “matematico” è, oltre che in base ai punti, anche di genere. 

Liceo Talete, per la sezione matematica 7 posti ai maschi e 3 alle femmine

Nella circolare che spiega i criteri di ammissione il Dirigente Scolastico specifica che, a parità di punteggio “in base ai posti rimanenti, si procederà al sorteggio, in modo proporzionale alla percentuale di domande di alunni maschi e femmine (Maschi 70%, Femmine 30%)”. Una direttiva, sulla futura classe che sarà composta da 28 alunni, che ha già scatenato molte polemiche. 

Famiglie sul piede di guerra, studentesse incredule. Le “quote rosa” per l’indirizzo matematico hanno posto il Liceo Talete nell’occhio del ciclone. 

“Si rimane esterrefatti davanti alla riproposizione di stereotipi di genere, contro i quali ci battiamo ogni giorno e a tutti i livelli. Se, poi, questo avviene in una scuola, si resta addirittura sconcertati” - ha commentato  Eleonora Mattia che, in qualità di presidente della Commissione Diritto allo studio e Pari opportunità della Regione Lazio, convocherà in audizione il dirigente scolastico del liceo di Prati “per avere delucidazioni in merito a questa spiacevole sortita, che penalizza le studentesse".

Bufera sul liceo Talete: per l'indirizzo matematico femmine discriminate

"Si dovrebbe comprendere, una volta per tutte, che la costruzione dei ruoli maschili e femminili è una processo che si deve sviluppare, a cominciare dai primi anni di vita, in maniera pacifica, senza la demarcazione di differenze, senza la creazione di stereotipi che non solo condizionano l’apprendimento, ma che possono influenzare l’intera esistenza di un individuo. E’ proprio all’interno delle scuole, quale luogo privilegiato, che dobbiamo diffondere politiche di pari opportunità, senza annullare le differenze, ma - incalza Mattia - evidenziando le peculiarità positive. Le eventuali diverse attitudini dei due sessi non possono essere un motivo valido per guardare uomini e donne con occhi diversi, perché il rischio è quello di generare preconcetti che penalizzano le ragazze rispetto alle possibilità professionali. L’infelice scelta sull’ammissione assunta dal vertice dell’Istituto è evidentemente frutto di una cultura sbagliata che condiziona il percorso di studi che i nostri ragazzi intraprendono, sfavorendo le opportunità professionali delle ragazze, ancora prima di provare ad accedervi. Si ripropone purtroppo un problema di educazione e di rispetto, un pericoloso schema secondo il quale una donna non può godere di opportunità pari rispetto a un uomo. Ancora una volta è necessario combattere e smantellare una cultura sbagliata, nella speranza che a dominare la vicenda siano buon senso e la consapevolezza comune che, nella scuola prima ancora che in altri luoghi, l’unico criterio di selezione da adottare può essere la meritocrazia e non certo un requisito di genere”.

Si dicono "sconcertate" anche Sabrina Alfonsi, presidente del Municipio Roma I Centro, dove ha sede l’Istituto, e Flavia Ginevri, consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma Capitale.

“Mi preoccupa la poca attenzione alla promozione delle STEM (le discipline scientifico-tecnologiche e i relativi corsi di studio ndr.) per le ragazze, secondo le più recenti indicazioni nazionali ed europee” - commenta Ginevri. “Ancora una volta le donne, le ragazze restano indietro. E questa volta è proprio la scuola che rischia di lasciarle a margine: di togliere opportunità, di farle partire già svantaggiate. La scuola, che invece è il cardine della parità, perchè dovrebbe permettere a tutte e tutti di imparare partendo dalle stesse possibilità di misurarsi, di mettere alla prova le proprie capacità e di eccellere. La scuola è di tutte e tutti, non può discriminare in base al genere: lo abbiamo sempre detto, il gender gap si supererà solo quando insegneremo ai nostri figli e alle nostre figlie a pensarsi non uguali, ma pari. La scuola - conclude Alfonsi - è fondamentale in questo".

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A Trionfale la scuola con le sedi divise per ceto sociale

Non la prima scuola di Roma a finire nella bufera per discriminazione. Nello scorso gennaio era toccato ad un istituto comprensivo di Trionfale che sul sito internet, nella descrizione del plesso, differenziava le proprie sedi in base al ceto sociale che le frequentava: in una il "ceto medio-alto", nell'altra gli alunni "di estrazione sociale medio-bassa"; poi i figli "dell'alta borghesia", insieme a quelli di badanti e colf.
 

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