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Americani addio. E il turismo crolla, preoccupazione tra gli esercenti

In calo la presenza dei vacanzieri negli alberghi e ristoranti del XVII municipio. “La gente ha paura di spendere” denuncia uno dei titolari del famoso ristorante “La Fiorentina”, la ricetto di un altro noto esercizio della zona “Cacio e Pepe” dà la sua ricetta: “Prezzi onesti e cucina casalinga”

Annata nera per il turismo a Prati. Almeno stando alle previsioni dell’Ente bilaterale del turismo regionale per il 2009. Se nell’intera Capitale il calo degli arrivi in gennaio tocca l’8,9% e quello delle presenze supera di poco il 9%, nel XVII municipio gli arrivi registrano un -10,62% e le presenze addirittura un -24,42%. Anche per quanto riguarda la permanenza non c’è Vaticano che tenga.

I turisti si fermano in media 1,74 giorni e al nostro quartiere spetta il penultimo posto in classifica.
È vero che i mesi di gennaio e febbraio hanno generalmente poco appeal per viaggi e gite, ma le premesse del crollo verticale del turismo c’erano già lo scorso anno. E anche per la primavera e l’estate non fanno presagire nulla di buono. Da settembre a dicembre il calo medio negli arrivi era stato circa del 15,5%, mentre quello delle presenze del 28%. A risentire di più della crisi sono gli alberghi semi-lusso a quattro stelle. Quelli, insomma, svuotati dall’assenza degli americani. Un deserto che la gran massa di stranieri provenienti dall’Estremo Oriente e dalla Russia non è ancora in grado di colmare.

Meglio i due e tre stelle, rinfrancati anche dalla presenza di turisti italiani. Nonostante, infatti, i portafogli si siano un po’ alleggeriti a causa della recessione, le prenotazioni per Pasqua sono in aumento. Ma si tratta soprattutto di turismo nazionale e di vacanze di pochi giorni.

Anche il settore della ristorazione, dove resiste una clientela tradizionale fatta di famiglie e gruppi di amici, sembra risentire della crisi del turismo. «I grandi alberghi della zona – dice Silvana Nesi, una delle titolari del ristorante “La Fiorentina” in via Andrea Doria – sono mezzi vuoti e così ai nostri tavoli siedono meno visitatori. Rispetto ad altri settori non ci si può lamentare, ma è vero che la gente ha paura di spendere».

Anche da “Cacio e Pepe” si vede qualche turista in meno, ma il patron Gianni Benedetti sembra avere la ricetta giusta per tamponare la crisi: «Cucina casalinga a prezzi onesti». La panacea, per ora, funziona, viste le lunghe code davanti al locale. «È soprattutto il centro ad essere morto – conclude Gianni – dove pullulano i locali per turisti e i prezzi lievitano senza motivo».

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